“Perchè hai scritto questo libro?” È la domanda che mi è stata rivolta più spesso nelle ultime settimane.
L’ho fatto perché, in oltre vent’anni trascorsi negli stabilimenti del manifatturiero di processo, ho visto ripetersi la stessa situazione, indipendentemente dal settore, dalle dimensioni dell’azienda o dalla maturità dei suoi sistemi di gestione.
Parlo di organizzazioni ricche di competenze, con processi ben progettati e controllati da dashboard sempre più sofisticate, con KPI tecnicamente impeccabili.
Eppure qualcosa continuava a non funzionare.
Le persone lavoravano con impegno, i progetti si susseguivano… ma diventava sempre più difficile rispondere a una domanda apparentemente semplice:
“Tutto questo ci sta davvero avvicinando alla Vision dell’organizzazione?”
Ad un certo punto ho sentito il bisogno di fermarmi e di mettere ordine tra esperienze, casi reali, studi, metodologie e riflessioni maturate negli anni.
Quando ho iniziato a lavorare, la parola Vision sembrava appartenere soprattutto ai documenti strategici mentre la quotidianità riguardava impianti, team, progetti e responsabilità operative.
Ed è proprio così che ho imparato la lezione più importante per me:
La strategia produce valore solo quando riesce a trasformarsi in comportamenti quotidiani, decisioni coerenti e indicatori che ne riflettano realmente il significato.
Una Vision, da sola, non cambia un’organizzazione. Lo fa soltanto quando diventa Mission, quando si traduce nei fattori critici di successo, orienta gli obiettivi, ispira gli OKR e, infine, dà senso ai KPI che guidano il lavoro di ogni giorno.
Negli ultimi anni ho avuto il privilegio di confrontarmi con realtà molto diverse tra loro.
E, quasi ovunque, ritrovavo le stesse domande. Stiamo migliorando davvero? Stiamo misurando ciò che conta davvero? Perché monitoriamo proprio questi indicatori? Come si collegano alle scelte strategiche dell’azienda?
Le risposte, troppo spesso, erano frammentate; da una parte la Vision, dall’altra l’operatività. Nel mezzo, manager chiamati a prendere decisioni importanti senza un filo logico che collegasse quei due mondi.
È da questa consapevolezza che nasce Dalla Vision ai Risultati.
Non con l’ambizione di proporre un’altra metodologia, ma con il desiderio di ricostruire quella “catena del senso” che, troppo spesso, si interrompe proprio tra la strategia e l’esecuzione.
Perché sono convinto che gli strumenti abbiano valore solo quando sono inseriti in un sistema coerente e che i risultati migliori non nascano dall’accumulo di nuovi KPI, ma dalla capacità di attribuire ad ogni KPI un significato che risalga fino alla Vision.
È questa, in fondo, l’idea che ha dato origine al libro.
