Ho seguito ieri l’evento organizzato da Il Sole 24 Ore “Transizione energetica e l’industria del nucleare 2025”. Il governo accelera sul #nucleare: approvato il disegno di legge delega, ora si passa ai decreti attuativi. L’obiettivo è definire un piano nazionale per lo sviluppo di un’energia nucleare sicura, sostenibile ed efficiente.
Un mix equilibrato di rinnovabili, nucleare e gas può consentire di raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione al 2050, così come delineati nel Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEL), prevedendo la possibilità di una quota di produzione da fonte nucleare che copra dall’11% al 22% della richiesta energetica, garantendo la piena sicurezza energetica del Paese con un contenimento dei costi energetici.
Accedere a costi energetici sostenibili per le industrie italiane costituisce un fattore di competitività a cui non è più possibile rinunciare. Il costo del gas per le imprese italiane è di 41 €/MWh quando oltre oceano il costo è di 10$/MWh; il PUN (Prezzo Unico Nazionale) è di 110 €/MWh in Italia contro i 30 €/MWh di Francia e Spagna che producono rispettivamente un 40% e un 20% di energia elettrica con il nucleare.
Nei prossimi due decenni si prevede che la richiesta di energia elettrica possa raddoppiare rispetto ai livelli attuali. Si pensi solo che l’adozione crescente della digitalizzazione e delle tecnologie di intelligenza artificiale (#AI) ha amplificato la domanda di Data Center. Per stare al passo con l’attuale ritmo di adozione, il fabbisogno energetico dei Data Center è destinato a triplicare rispetto alla capacità attuale entro la fine del decennio, passando dal rappresentare tra il 3% e il 4% del consumo totale di energia oggi a circa l’11-12% nel 2030.
Cina, USA, Francia, Russia, India, Regno Unito, Corea del Sud, Giappone e Canada, vale a dire complessivamente oltre i tre quarti dell’attuale nucleare mondiale hanno in comune rilevanti politiche di sviluppo dell’energia nucleare.
La Cina in particolare ha un programma nazionale che prevede il raddoppio del contributo nucleare domestico al 2035, oggi limitato a circa il 5% della produzione elettrica complessiva. Prospettive simili sono state delineate dal governo indiano che prevede di triplicare la potenza nucleare installata entro il 2032, portandola dagli attuali 6,3 a 22,5 GWe e dal Regno Unito che prevede di quadruplicare la potenza nucleare al 2050 (pari a 24 GWe).
La Piattaforma Nazionale per un Nucleare Sostenibile (PNNS) ha sviluppato una roadmap, con orizzonte 2050, finalizzata alla possibile ripresa dell’utilizzo dell’energia nucleare in Italia attraverso le nuove tecnologie nucleari sostenibili in corso di sviluppo, con i più elevati standard di sicurezza e sostenibilità, in particolare nel settore degli Small Modular Reactor (SMR) e degli Advanced Modular Reactor (AMR) di IV generazione, nonché della fusione nucleare nel lungo termine.
Vantaggio non trascurabile derivante dall’adozione di questa tecnologia è la possibilità di produrre calore (cogenerazione) o idrogeno unitamente a quella di energia elettrica, il cui impatto può essere strategico se pensato nell’ottica della creazione di distretti industriali dove installare i nuovi impianti.
Oggi, la produzione di calore di processo industriale rappresenta circa i due terzi del fabbisogno energetico totale nel settore; i reattori SMR sono adatti a fornire grandi quantità di calore a bassa e media temperatura ai consumatori industriali e alle reti di teleriscaldamento. Tipicamente, solo circa un terzo dell’energia termica prodotta da un reattore viene convertita in elettricità, mentre il resto viene dissipato nell’ambiente. Un impianto di cogenerazione nucleare permette di essere integrato e fornire elettricità e calore ad utenze industriali.
Infine, un asset del nucleare potrebbe essere il destinare ad elettrolizzatori una parte rilevante della produzione, garantendone elevati capacity factor annuali, dunque flussi di idrogeno costanti e modulabili e meno necessità di stoccaggio, opzione particolarmente utile per gli usi industriali.
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