In tempi di volatilità economica la flessibilità operativa diventa il vantaggio competitivo più prezioso. A fronte delle tensioni geopolitiche e dei dazi, che mettono sotto pressione le supply chain globali, Eric Whitley nell’articolo pubblicato su L2L suggerisce 3 strategie chiave:
🔷 Massimizzare la capacità produttiva esistente
Prima di aprire nuovi impianti, cercare di aumentare la produzione nei siti già operativi, migliorando l’efficienza e la decision-making aziendale.
🔷 Investire nella trasformazione della workforce
L’automazione aiuta, ma sono le competenze umane a fare davvero la differenza. Work instructions digitali e training on‑the‑job aiutano a formare operatori anche inesperti in tempi rapidi.
🔷 Adottare un approccio phased & incrementale
Partire da piccoli “quick wins” (come la riduzione dei tempi di cambio formato) e consolidare i processi: un percorso step‑by‑step che minimizza il rischio e massimizza il ritorno.
I vantaggi per chi investe su flessibilità nei processi:
✅ Riduzione del downtime (ogni ora ferma può costare fino a 1–2 milioni di USD nei grandi produttori)
✅ Produttività più stabile anche in presenza di interruzioni nella supply chain
✅ Workforce più autonoma, reattiva e pronta al cambiamento
Non è più questione di dove localizzare la produzione, ma di come renderla agile e resilient in situ. I plant che adottano misure concrete per aumentare la flessibilità nei propri stabilimenti esistenti acquisiscono un vantaggio strategico duraturo.

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