L’articolo di Victor De Crunari su Economy Magazine ci ricorda una verità semplice ma potente: il welfare aziendale non è un “benefit”, è una leva competitiva.
Nel contesto attuale, segnato da inflazione, caro vita e crescente difficoltà nel reperire personale qualificato per la produzione, strumenti concreti di welfare (come buoni spesa, supporti per la famiglia, flessibilità, sanità integrativa) possono fare la differenza nel trattenere risorse preziose.
Nei reparti produttivi, spesso esclusi dalle logiche di smart working, il welfare assume un valore ancora più tangibile: significa riconoscere e valorizzare il contributo quotidiano delle persone che garantiscono la continuità industriale.
Investire in welfare significa agire sul benessere reale, ma anche sulla motivazione, sul senso di appartenenza, sulla riduzione del turnover e dei costi connessi.
Il welfare non è più da considerare unicamente come una voce a margine del budget HR, ma come un asset operativo per garantire stabilità, efficienza e competitività al sistema produttivo.

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